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Tempo indeterminato

Il contratto a tempo indeterminato è la forma comune di rapporto di lavoro.

Gli incentivi previsti dalla Legge di stabilità 2015 e le novità introdotte dal Decreto Legislativo 4 marzo 2015 n.23 favoriscono l’utilizzo di tale tipologia contrattuale tramite specifici benefici rivolti ai datori di lavoro:

  • l’agevolazione fiscale durante i primi tre anni del rapporto di lavoro, per le assunzioni effettuate tra il primo gennaio ed il 31 dicembre 2015;
  • la semplificazione nei casi di recesso.

La nuova disciplina riguarda i neoassunti a tempo indeterminato – ad esclusione dei dirigenti – a partire dal giorno 7 marzo 2015 e si applica anche alle eventuali trasformazioni di rapporti a tempo determinato o di apprendistato in contratti a tempo indeterminato.

Tempo determinato

Il contratto a tempo determinato è un contratto di lavoro subordinato, nel quale esiste un tempo ben preciso di durata del contratto con una data che indica la fine del rapporto e che sia chiaramente indicata nell’atto scritto.

Con il Decreto Legislativo 81/2015 viene eliminato l’obbligo di specificare la causale, vale a dire la motivazione che giustifica l’apposizione del termine. In sostanza, il datore di lavoro non deve più indicare le ragioni che lo hanno indotto ad utilizzare tale forma contrattuale.

Il contratto a termine non può avere una durata superiore a trentasei mesi ed è prorogabile fino a un massimo di cinque volte.

Il contratto si considera trasformato da tempo determinato a tempo indeterminato a far data da tale sconfinamento

A ciascun datore di lavoro è consentito stipulare un numero complessivo di contratti a tempo determinato che non può eccedere il 20% del numero dei lavoratori a tempo indeterminato in forza al 1° gennaio dell’anno di assunzione.

Apprendistato

L’apprendistato è la principale tipologia contrattuale per favorire l’ingresso nel mondo del lavoro dei giovani di età compresa tra i 15 e i 29 anni. Proprio per tale motivo, il datore di lavoro è tenuto ad erogare, come corrispettivo, non solo la retribuzione, ma anche la formazione necessaria all’acquisizione delle competenze professionali o alla riqualificazione di una professionalità.

Esistono tre tipologie di contratti di apprendistato, normate dal Decreto Legislativo 81/2015:

  • apprendistato per la qualifica e il diploma professionale, il diploma di istruzione  secondaria  superiore  e  il  certificato  di specializzazione tecnica superiore;
  • apprendistato professionalizzante;
  • apprendistato di alta formazione e di ricerca.

Lavoro somministrato

Il lavoro somministrato, ex lavoro interinale, è un contratto in base al quale l’impresa (utilizzatrice) può richiedere manodopera ad agenzie autorizzate (somministratori) iscritte in un apposito Albo tenuto presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali.
La somministrazione di lavoro coinvolge tre soggetti (agenzie, lavoratori, impresa), legati da due diverse forme contrattuali:

  • il contratto di somministrazione stipulato tra utilizzatore e somministratore che ha natura commerciale e può essere a tempo determinato o a tempo indeterminato;
  • il contratto di lavoro stipulato tra somministratore e lavoratore che può essere a tempo determinato o a tempo indeterminato.

Il contratto di somministrazione esige la forma scritta, in assenza della quale il contratto è nullo.

Il pagamento della retribuzione al lavoratore e il versamento dei contributi previdenziali e assicurativi sono a carico del somministratore, con il rimborso successivo da parte dell’utilizzatore.

Nel contratto di somministrazione a tempo determinato non è necessario di indicare la causale, ovvero specificare i motivi che giustificano l’adozione di tale forma di rapporto di lavoro, a decorrere dal 21 marzo 2014.

Lavoro intermittente

Il contratto di lavoro intermittente è un contratto che si può attivare qualora si presenti la necessità di utilizzare un lavoratore per prestazioni con una frequenza non predeterminabile, permettendo al datore di lavoro di servirsi dell’attività del lavoratore, all’occorrenza.

Il contratto di lavoro intermittente, come definito nel Decreto Legislativo 81/2015, è ammesso per ciascun lavoratore con il medesimo datore di lavoro per un periodo complessivamente non superiore alle 400 giornate nell’arco di tre anni solari, ad eccezione dei settori del turismo, dei pubblici esercizi e dello spettacolo. Nel caso in cui sia superato questo periodo, il rapporto di lavoro intermittente si trasforma in un rapporto a tempo pieno e indeterminato.

Maggiori info su: www.cliclavoro.gov.it

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